BASTA CON I FATTI VOGLIAMO PROMESSE

Di Alessandro Vicari

Una comunità non può rinunciare per lungo tempo ad avere una politica cioè ad avere valori che la orientino nel suo cammino, ad avere una idea di sé e del suo ruolo nel mondo. La politica ha bisogno di una cultura alle sue spalle, di un passato che giustifichi in modo forte il presente e si apra verso il futuro (come furono l’antifascismo e la resistenza per la prima repubblica).

In una democrazia compiuta il cittadino deve avere la possibilità di scegliere il proprio rappresentante in parlamento posto all’interno di un partito che ne rappresenti in maniera chiara la sua identità, la sua visione etica, economica, la sua visione del mondo.

Un partito (art. 49 della Costituzione) che abbia una vera democrazia interna con la capacità di selezionare una classe dirigente degna di questo nome (in contrapposizione alla attuale selezione cortigiana) e di una forte cultura di riferimento.

Partiti rappresentati con nomi chiari, identitari, quasi programmatici, che abbiano la capacità di comunicare direttamente all’anima dei popoli favorendo la passione di riconoscersi in una idea comune, come avviene in tutte le democrazie occidentali (Inghilterra – conservatori e labouristi; Usa repubblicani – democratici; Germania democristiani e socialdemocratici) in alternativa la scelta è sul nulla.

In Italia la mancanza di valori identitari ha portato alla creazione più di comitati elettorali che di partiti con denominazioni che non significano nulla: Asinello, 5 stelle, Italia dei valori, margherita, Forza Italia, ulivo, Ala, Fare, etc..(Più di trenta).

Una cultura di riferimento forte, chiara, alternativa sulla gestione del presente e la progettazione del futuro sarebbe, anche, da deterrente più che le leggi, al “cambio di casacca” ormai in uso dai nostri parlamentari (quanti deputati PCI passarono alla DC e viceversa?). L’idea prima del leader: da troppo tempo le forze politiche non sapendo più chi sono, si attaccavano a un leaderismo salvifico e superficiale selezionato in base alla bella presenza nei talk show, al “buca lo schermo” dando l’egemonia politica ai conduttori televisivi e ai “giornalai”, che a causa dei “tempi televisivi” non riescono a produrre nessun ragionamento compiuto.

In conclusione, per avere una democrazia vera ad “alta intensità” oltre le leggi elettorali, l’assetto istituzionale , la parità di risorse e dei mezzi di informazione bisogna dare al cittadino le vere e alternative capacità di scelte sulla visione del mondo, dell’uomo della macroeconomia, dell’etica, della libertà. Tutto ciò racchiuso in dei contenitori chiamati partiti che si presentino con  nomi chiari, identitari, semplici (es. cristiano popolari, socialdemocratici) di facile comprensione da parte di tutto il popolo (demos) questa esigenza di progettare e scegliere il futuro, vedere un orizzonte, avere un ideale per cui alimentare un entusiasmo civile e politico viene sintetizzata da una scritta, quasi come un urlo silenzioso ed ironico, apparse sui muri di Brescia: BASTA CON I FATTI VOGLIAMO PROMESSE!

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